lunedì 6 novembre 2017

Recensione #2: Robert Langdon tra avventura, complotti e arte in Origin


Chiunque tu sia. In qualunque cosa tu creda. Tutto sta per cambiare.


Trama
Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell’umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l’ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un’amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo?
Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall’eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all’improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l’affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l’inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull’orlo di un oblio irreversibile.
Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch… e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.

Ho deciso di riportare la trama che trovate nell'edizione cartacea edita da Mondadori, per evitare di incappare in possibili spoiler, magari inconsapevolmente.

Recensione
Origin era una delle uscite editoriali che più attendevo in questo 2017, inutile, quindi, dirvi quanto alte fossero le mie aspettative nei confronti di questo romanzo. Vi anticipo che, a mio parere, è un romanzo più che valido, in linea con lo stile che ormai conosciamo di Dan Brown, capace di tenere il lettore incollato alle pagine e di farlo appassionare a vicende, fatti e intrighi.

Diversi sono, però, i punti a sfavore, che fanno di questo libro di certo non il migliore della carriera di Dan Brown (ai livelli de Il codice Da Vinci, Angeli e demoni o Inferno, per intenderci).
Una prima delusione è stata la scoperta dei pochissimi enigmi da decifrare. A conti fatti, ne possiamo trovare soltanto due che possono essere definiti tali: la password di quarantasette lettere di Edmond Kirsch, corrispondente ad un verso di una poesia e che serve per lanciare il video della sua presentazione; il luogo in cui si trova Winston, personaggio chiave dell’intera vicenda e aiutante di Langdon e della sua compagna d’avventure Ambra. Sono due enigmi importanti, non c’è dubbio. Sono soltanto due, però, e occupano quasi interamente il romanzo. Siamo ben lontani, dunque, dalle avventure de Il codice Da Vinci o Angeli e demoni, dove vediamo Langdon che risolve un enigma che lo porterà a trovare un altro indizio da decifrare e così via fino alla fine dell’avventura. In questo romanzo prevale molto di più l’azione e l’adrenalina, messa in circolo dal timore per le vite dei due protagonisti, dalla minaccia incarnata da colui che si fa chiamare il Reggente e dagli strani complotti che sembrano coinvolgere un importante vescovo spagnolo e perfino la famiglia reale di Spagna.
La seconda delusione, invece, riguarda la rivelazione della sensazionale scoperta di Kirsch. Sono stata letteralmente incollata a più di 400 pagine, rosa dalla curiosità di sapere di cosa si trattasse. Infine, si è rivelata essere per metà quasi priva di fondamento (la scoperta che risponde alla domanda “Da dove veniamo?”) e per metà piuttosto banale e magari scontata (la risposta alla domanda “Dove andiamo?”). Ovviamente, non mi aspettavo la rivelazione del secolo o una verità universalmente riconosciuta, ma pensavo di trovare almeno una teoria valida tanto quanto il segreto nascosto ne Il codice Da Vinci (che non vi riporto, per evitare di fare spoiler per coloro che non lo avessero ancora letto).

Nonostante queste due grandi delusioni, però, è assolutamente un libro che consiglierei agli appassionati del genere, anche perché vi ritroviamo alcune costanti che ci hanno fatto già apprezzare i precedenti romanzi di Dan Brown.
Scopriamo anche qui una consistente presenza di opere d’arte, anche se non serviranno per lo sviluppo della vicenda. Ho apprezzato molto la parte iniziale in cui ci ritroviamo a visitare il Guggenheim di Bilbao insieme a Robert Langdon e alla sua guida, due personalità davvero interessanti che portano avanti un dialogo e un confronto di opinioni che stimolano moltissimo le riflessioni del lettore. Tra l’altro, Langdon si trova qui a confrontarsi con degli ambiti artistici lontani dai suoi interessi e dai suoi campi di studio: appassionato di arte più classica, Langdon si trova a visitare un museo di arte contemporanea come il Guggenheim di Bilbao e ad approfondire lo stile particolare di Gaudí che caratterizza la bellissima città di Barcellona.
Particolarmente intriganti sono le vicende che riguardano i complotti. In questo caso ci troviamo di fronte a degli intrighi che riguardano nientemeno che la famiglia reale spagnola, in maniera diretta il re ed il principe ereditario. Infine, in ogni libro di Dan Brown sono sempre venuta a conoscenza di una realtà di cui non avevo mai sentito parlare prima e che mi fa piacere scoprire, nonostante si tratti di questioni con scarsi fondamenti razionali. In questo romanzo ho scoperto l’esistenza della fede palmariana, di dubbia solidità ma realmente esistente.

Gli elementi negativi di questo romanzo gli fanno perdere un cuoricino nella mia personale valutazione, ma gli altri quattro li merita davvero.

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